<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><atom:link rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"/><description>Il sito di Luciano</description><title>Librinese</title><generator>Tumblr (3.0; @librinese)</generator><link>http://librinese.tumblr.com/</link><item><title>Photo</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_l9mlbbVR8Q1qcr4wko1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/1223079507</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/1223079507</guid><pubDate>Fri, 01 Oct 2010 21:11:34 +0200</pubDate></item><item><title>Photo</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_l9ml66AL9T1qcr4wko1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/1223066619</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/1223066619</guid><pubDate>Fri, 01 Oct 2010 21:08:29 +0200</pubDate></item><item><title>Photo</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_l9ml16lsZD1qcr4wko1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/1223053798</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/1223053798</guid><pubDate>Fri, 01 Oct 2010 21:05:29 +0200</pubDate></item><item><title>Photo</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_l9mkwba5ht1qcr4wko1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/1223041265</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/1223041265</guid><pubDate>Fri, 01 Oct 2010 21:02:34 +0200</pubDate></item><item><title>la canzone più bella di gigi finizio</title><description>&lt;iframe width="400" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/bbbvflVr79g?wmode=transparent&amp;autohide=1&amp;egm=0&amp;hd=1&amp;iv_load_policy=3&amp;modestbranding=1&amp;rel=0&amp;showinfo=0&amp;showsearch=0" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;la canzone più bella di gigi finizio&lt;/p&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/784827437</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/784827437</guid><pubDate>Thu, 08 Jul 2010 12:50:29 +0200</pubDate></item><item><title>Video</title><description>&lt;iframe width="400" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/jy8KpzBsIII?wmode=transparent&amp;autohide=1&amp;egm=0&amp;hd=1&amp;iv_load_policy=3&amp;modestbranding=1&amp;rel=0&amp;showinfo=0&amp;showsearch=0" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/784816363</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/784816363</guid><pubDate>Thu, 08 Jul 2010 12:45:24 +0200</pubDate></item><item><title>http://www.youtube.com/watch?v=jv5jJCbpgg0</title><description>&lt;a href="http://"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=jv5jJCbpgg0&lt;/a&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/757345785</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/757345785</guid><pubDate>Thu, 01 Jul 2010 13:28:29 +0200</pubDate></item><item><title>Video</title><description>&lt;iframe width="400" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/e4ApobfwFXA?wmode=transparent&amp;autohide=1&amp;egm=0&amp;hd=1&amp;iv_load_policy=3&amp;modestbranding=1&amp;rel=0&amp;showinfo=0&amp;showsearch=0" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/740762001</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/740762001</guid><pubDate>Sun, 27 Jun 2010 06:59:55 +0200</pubDate></item><item><title>Video</title><description>&lt;iframe width="400" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/pzDBtVy5lNw?wmode=transparent&amp;autohide=1&amp;egm=0&amp;hd=1&amp;iv_load_policy=3&amp;modestbranding=1&amp;rel=0&amp;showinfo=0&amp;showsearch=0" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/724488604</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/724488604</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2010 08:11:54 +0200</pubDate></item><item><title>Video</title><description>&lt;iframe width="400" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/pzDBtVy5lNw?wmode=transparent&amp;autohide=1&amp;egm=0&amp;hd=1&amp;iv_load_policy=3&amp;modestbranding=1&amp;rel=0&amp;showinfo=0&amp;showsearch=0" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/724431711</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/724431711</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2010 07:48:43 +0200</pubDate></item><item><title>http://dweb.repubblica.it/dweb/2010/02/06/attualita/attualita/055maf68055.html</title><description>&lt;h3&gt;Luciano e la febbre di parole (quasi un rap)&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LiBRINO, CATANIA Urla e recita (benissimo) in dialetto e con i tempi della strada. Mette in scena la propria vita, in fuga da una famiglia di mafia. Ma riesce a ridere delle sue ferite. Alla periferia della città, della Sicilia e sì, anche dell&amp;#8217;Italia&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
di Marco Ciriello &lt;br/&gt; Foto di Maria Vittoria Trovato&lt;br/&gt; Luciano che visse due volte, adesso racconta tutto. Ora che ha ripreso fiato, ha la forza e le parole per farlo, porta in scena le sue due vite. La prima con tutti gli errori e le imposizioni di una storia sbagliata. La seconda di redenzione e narrazione. Entrambe si mescolano attraverso il teatro, linguaggio nuovo per lui che viene da Librino, quartiere della periferia di Catania, assimilabile allo Zen di Palermo, a Scampia di Napoli. Settantamila abitanti. Spaccio, prostituzione infantile, traffico d&amp;#8217;armi. &amp;#8220;Bacino elettorale per i mafiosi bisognosi&amp;#8221;. Non sempre è stato così, negli anni Ottanta c&amp;#8217;erano quelli come Luciano che volevano soltanto giocare a calcio. E lo spettacolo nasce da questo desiderio e potrebbe chiamarsi Corporale piuttosto che Librino, perché Luciano vive tutto in modo carnale, con il linguaggio del corpo: il suo, cambiato dalla violenza subita, e quello del luogo: spogliato, trasformato in ciò che oggi è una città non finita, piegata da esigenze speculative. Luciano faccia scura, se non si lascia crescere la barba ha ancora un viso da ragazzino. Occhi neri disperazione. Fuma e parla, torturando le mani, annodando e sciogliendo le dita, abbottonando e sbottonando la giacca. Magro, esile, ma solo in apparenza. Mi porta in giro per il suo quartiere e per ogni angolo di cemento ha una storia, per ogni palazzo un morto oppure qualcosa da nascondere, dietro ogni muro un aneddoto da ascoltare. Una via crucis da Mani sulla città. Passiamo sotto palazzoni inclinati, strade a nastro, cemento su terra, abitazioni a torre consumate, annerite dalle grate alle finestre e quando un aeroplano scivola sulle nostre teste, urla: &amp;#8220;Guarda come è lontano, hanno detto che era per via dell&amp;#8217;aeroporto che non costruivano la caserma di polizia&amp;#8221;. Si sforza di parlare in italiano e riserva il dialetto: lingua del cuore e della rabbia, per chi considera amico. I suoi cantanti preferiti sono Gigi Finizio e Nino D&amp;#8217;Angelo, il film che rivede è La scorta, gli piacciono le poesie d&amp;#8217;amore ma se deve leggere qualcosa sceglie Pippo Fava, è cresciuto intorno a Riccardo Orioles e al suo giornalismo antimafia. Sembra un gatto, selvatico, imperturbabile, la cui diffidenza verso gli altri - giustificata dalle tante cadute - appare come il maggiore dei suoi difetti. Ha un&amp;#8217;ossessione antimafia salvata soltanto dall&amp;#8217;ingenuità che riemerge inattesa, quasi che i suoi anni bambini, consumati in fretta, d&amp;#8217;improvviso, riappaiano. E allora diventa dolce, perde rabbia, trame mafiose, si lascia andare all&amp;#8217;ironia, racconta davvero delle partite di calcio costruite prima con la fantasia e poi giocate fino a notte. Culturalmente il suo percorso vale più di un pentito: poteva essere un ragazzo sulla scia di quelli di Mery per sempre e, invece, ha pensato e scritto, insieme a Orazio Condorelli e Giuseppe Scatà, uno spettacolo che è un reportage sulla sua vita, con tutte le difficoltà del genere. Fuga da una famiglia di mafia, garzone al mercato del pesce a undici anni, dopo per una macelleria, operaio, scaricatore, ragazzo di vita (costretto), infine attore. La storia piacerebbe a Pippo Delbono, sta nel solco di Ciprì e Maresco ma è figlia di Emma Dante e della sua scuola. Se la cultura non fosse proprietà privata anche in questa città come in buona parte del sud Italia, se ne starebbe in cartellone al Teatro Stabile, invece va in scena quasi clandestinamente nella ex officina, dove è anche nato: al Gapa (associazione - casa), nel quartiere San Cristoforo, alta densità mafiosa (famiglie Savasta, Cursoti, Santapaola, Mazzei), supermarket della droga, dove i ragazzi dividono le azioni in quelle che sono &amp;#8220;sbirritudine&amp;#8221; (tradimento) e quelle che invece no. Assisto alle prove tra bimbi vocianti che martellano le porte, saltano ovunque ma ascoltano ed entrano nella storia perché potrebbe essere la loro. Sanno che questa biografia - purtroppo - non è comune a una sola generazione. E che dentro ognuno di loro c&amp;#8217;è un po&amp;#8217; di Luciano Bruno (34 anni), faccia, corpo e storia pasoliniana (e non è un compiacimento estetico né letterario): urla e recita (benissimo), in dialetto catanese, con i tempi della strada. A tratti è quasi un rap. Restituendo il delirio della droga (e del Palazzo di Cemento, centro dello spaccio: soldi e droga, soldiedroga, soldi/droga diventa un refrain che ricorda &amp;#8220;I scream, you scream, we all scream for ice cream&amp;#8221; di Roberto Benigni in Down by Law o Daunbailò di Jim Jarmusch, ricordate?) e le difficoltà di vivere in un quartiere come Librino, dove Catania e l&amp;#8217;Etna sono miraggi oppure racconti di chi ha la macchina per andarci. Per un&amp;#8217;ora e fischia, stupisce e commuove facendo rivivere i suoi amici Pirocchiu, Grattacielo, Menzabirra, Tigna, Lucio Dalla, Funcia, Aurora, con colonna sonora dei Corvi (Sono un ragazzo di strada), Eros Ramazzotti (Adesso Tu), Luis Miguel (Noi ragazzi di oggi) e Duran Duran (Wild boys). Apparentemente è soltanto il racconto di una partita di calcio impossibile a farsi, nell&amp;#8217;attesa del campo (non ancora costruito venti anni dopo), ma in realtà ci dice che non basta arrestare i capi mafia e proclamare ai tg che l&amp;#8217;organizzazione è in ginocchio, serve anche costruire i campi da calcio. Non farne delle utopie. Semplicità che manca (insieme alla possibilità - ormai remota - che questo quartiere diventi vivibile), ma non a Luciano uno nessuno e centomila, lui che conosce a memoria giorno, mese e anno di tutti i caduti per mafia (dal pomeriggio dell&amp;#8217;uccisione di Falcone e della sua scorta). Luciano che va da solo ai corsi di urbanistica della facoltà di Ingegneria per capire quali sono gli errori di Kenzo Tange prima e di Franco Lo Giudice dopo. Luciano che a quattordici anni torna e vede il suo datore di lavoro sparato sul banco del pesce. Luciano costretto a prostituirsi. Luciano che dorme alla stazione. Luciano che viene salvato (da Fabio e Giuseppe D&amp;#8217;Urso, che gli regalano un&amp;#8217;altra casa, famiglia, vita). Luciano che ritorna a vivere. Luciano e la sua collina di Librino (il suo campo charliebrownesco di cocomeri), &amp;#8220;Ogni tanto salgo e controllo il disastro&amp;#8221;. Luciano che scrive notte e giorno le storie di cui lo spettacolo è solo una costola. Luciano ragazzo della via Gluck che soffre per i tagli fatti da Kenzo Tange a colline, aranceti, uliveti e borghi contadini e fa le pulci al fallimento urbanistico (con punte di ironia verso il mondo e le scelte del giapponese: &amp;#8220;Poi, un giorno, arrivarono, proprio supra a collina, Franco Lo Giudice, u&amp;#8217;ngigneri, Kenzo Tange e u so interprete, per chi no sapi Kenzo Tange è chiddu ca fici l&amp;#8217;aeroporto di Tokyo, a circonvallazione di Tokyo, a circumetenea di Tokyo&amp;#8221;), al fallimento sociale delle stecche di cemento e a quello politico (senza sconti per sindaci e notabili democristiani di quegli anni). Ma non è uno spettacolo ideologico, né la solita rappresentazione della periferia. Quello di Luciano è un monologo interiore dove quasi non c&amp;#8217;è distinzione tra corpo e luogo, che nasce da un&amp;#8217;esigenza di raccontare dal basso a tutti di quello che vede e ha visto a Librino, quasi una febbre di parole che diventano gesti teatrali, unica resistenza possibile nell&amp;#8217;assenza di bellezza. E portando alla luce queste storie minime di emersione dalla criminalità, è come se avesse detto basta alla riflessione nel racconto d&amp;#8217;altri, all&amp;#8217;attesa siciliana di un eroe. &amp;#8220;Se mi guardo dietro, dovrei essere morto da un pezzo, invece è Librino che è mezza morta, questo mi fa rabbia. Il progetto di Kenzo Tange prevedeva la costruzione di una città satellite, dieci quartieri collegati da passaggi pedonali con giardini, una città completamente autonoma - c&amp;#8217;ava ghiri a Catania sulu pi fariti na passiata a villa. La questura, piena zeppa di poliziotti per combattere la criminalità organizzata: ca ora è in mezzo a fogna ie a custrueno intra a un condominio, ca praticamente su quacchi runu ci voli fari dannu basta ca trasi e ci stacca a luci do cuntaturi, e poii trasi co mitra: tu, tu, tu! Un teatro di cinquecento posti a due piani: inaugurato quacchi sette-otto voti fra Enzo Bianco e Scapagnini, ie na vota vinni macari Rocco Bottiglione, to giuro, quannu era ministro&amp;#8221;. Scherza Luciano, riesce a ridere delle sue ferite, perché si sente forte ora. Ha fatto della ricerca degli errori un&amp;#8217;esigenza per trovare la sua libertà. E non si è arruolato. Scherza persino sul suo legame con la famiglia sbagliata, quella della prima vita: &amp;#8220;Tantu iu era u frati di Filippu a Bevva, nenti mi puteva succeriri&amp;#8221;. E, invece, qualcosa è successo, qualcosa di inaspettato. Tra scelta e necessità. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/724249878</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/724249878</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2010 06:38:47 +0200</pubDate></item><item><title>http://www.dramma.it/articoli/articolo837.htm</title><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Librino&lt;br/&gt; di Maurizio Giordano&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img src="http://www.dramma.it/images/articoli/librino.jpg" align="right" border="0" width="400" height="267"/&gt;Lo          sfondo e il titolo dello spettacolo, è “Librino”, il quartiere catanese          mostro di 70.000 abitanti, il più grosso dei sogni fallimentari della          grande Catania degli anni Sessanta. Il monologo “Librino”, scritto e          messo in scena dal camaleontico Luciano Bruno, in varie sale e luoghi di          Catania, per la regia di Orazio Condorelli e Giuseppe Scatà, è un          riuscito saggio di romanzo di formazione, in parte autobiografico, dove          si racconta di un gruppo di adolescenti, con soprannomi come Pirocchiu,          Grattacielo, Menzabirra, Tigna, Lucio Dalla, Funcia e Luciano, che          inseguono il sogno di uno spazio in cui prendere a calci un pallone,          fino a quando, ormai cresciuti, la durezza della vita non li porta su          strade diverse. L’estemporaneo, vivo e vero monologo del coinvolgente          Luciano Bruno è l’ennesima storia di un’adolescenza a cui è stata rubato          il diritto di giocare, di essere bambini e ragazzi, la freschezza e la          voglia di imparare a perseguire i propri sogni. Un modo per raccontare          un desiderio che è quello di un gruppo di ragazzi di un quartiere          periferico di avere un campo dove poter giocare a pallone, un desiderio          difficile da realizzare in un quartiere in cui di spazi liberi ce ne          sono anche troppi, anche se poi si devono fare i conti con la figura del          palazzinaro speculatore, del vicino di casa che deve alzarsi presto per          andare a lavorare o del capo condominio che impone le sue leggi. Con          l’incontenibile energia e la voglia di raccontare di Luciano Bruno, che          narra la sua storia e quelli di tanti come lui e del suo quartiere, si          entra nella realtà di un quartiere come Librino, un quartiere ancora          senza servizi, un quartiere ghetto, dove però, qualcuno, si ribella e          dove gruppi, associazioni di giovani, stanno cercando di costruire          qualcosa, con determinazione quasi disperata, vista l’enormità del          problema. Luciano Bruno, grinta da vendere, sconvolge il pubblico con il          suo racconto di vita vissuta, da bambino del vecchio Librino, borgo di          campagna ricco di acqua e colture di ogni tipo, ad adolescente e poi          adulto nel quartiere sconvolto dal cemento e dall’incoscienza della          politica locale, capace di mettere su in pochi anni un quartiere ghetto          di 70.000 abitanti, senza allacci fognari e spazi per i bambini. Il          monologo “Librino” è soprattutto un atto di accusa contro una intera          classe politica locale che non ha saputo dare seguito all’intuizione          iniziale di trasformare una borgata dalla florida agricoltura in una          città-satellite, come la voleva il progettista giapponese Kenzo Tange,          autonoma e comunicante col resto della città. Tutto, invece, si è          dissolto ed il quartiere oggi è una concentrazione di speculazione          edilizia e di clientelismo elettorale, senza le più elementari strutture          per una umana e civile convivenza e con tanti spazi vuoti in cui si è          infiltrata, in pianta stabile, la criminalità, dove prolifera lo          spaccio. Le parole, i gesti di Luciano Bruno, nel raccontare un          quartiere e quindi la sua storia e quella dei suoi amici, commuove lo          spettatore e lo porta su un terreno reale che non è quello degli inutili          dibattiti tv, dei talk show, delle canzonette o delle smorfie provocanti          di un mondo di offuscate veline da prendere come modello. Una pièce che          dovrebbe girare nelle scuole dei quartieri periferici, quelli così          ricchi di problemi ed ingiustizie che nessuno vuole vedere e sentire,          come autentica lezione di storia contemporanea. La scenografia di          “Librino” è estremamente povera e semplice, con una scala che          simboleggia la collina del quartiere, dei materassini che indicano il          mare, una porta illuminata, un pallone gigante, dei palloncini scoppiati          col coltello, una piccola macchinetta elettrica e la colonna sonora anni          Ottanta, da Ramazzotti ai Duran Duran. Scorrevole e lineare la regia di          Orazio Condorelli e Giuseppe Scatà. “Librino&amp;#8221;, grazie soprattutto alla          performance di Luciano Bruno, rimane quindi uno spettacolo teatrale          autentico, un one man show sulla periferia di Catania e sulla difficoltà          di vivere in un quartiere senza un campo di pallone. “Alla fine          quell’anno - spiega Luciano Bruno, davanti alle luci della ribalta -non          potemmo giocare nemmeno una partita, ne potremmo farla adesso perchè          ciascuno dei miei amici ha preso la sua strada, ma soprattutto perchè          tutto quello che è successo (Kenzo Tange, la vecchia Dc, la mafia) l’ho          pianto io sulla mia pelle e così tutti quelli come me&amp;#8221;. E poi la porta,          indicata da un quadrato luminoso, si spegne e sul palco rimane, sola e          nuda, la rabbia di Luciano Bruno. Quella che accomuna i tanti giovani di          “Librino”.&lt;/p&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/724244213</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/724244213</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2010 06:36:42 +0200</pubDate></item><item><title> Mi chiamo Luciano e ho trentatré anni. Sono un abitante di Catania.  Abito a Catania, ma lontano...</title><description>&lt;p&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Mi chiamo &lt;span class="spip_surligne"&gt;Luciano&lt;/span&gt; e ho trentatré anni. Sono un abitante di Catania. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Abito a Catania, ma lontano dalla mia famiglia, dalla casa e da &lt;span class="spip_surligne"&gt;Librino&lt;/span&gt;. Oggi poi vivo insieme al fratello e alla madre da cui sono stato abbracciato tredici anni fa, in un periodo difficile della mia vita. Siamo una famiglia, resa tale da noi stessi. Viviamo ancora con dolore l’assenza di questo mio“papà” che è morto da due anni. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Mi chiamo &lt;span class="spip_surligne"&gt;Luciano&lt;/span&gt; &lt;span class="spip_surligne"&gt;Bruno&lt;/span&gt;. Mia mam­ma, la mia, si chiama Agata Puglisi. Lei vive a &lt;span class="spip_surligne"&gt;Librino&lt;/span&gt; con mio fratello Filippo in una casa dove non ci sono porte, usurate dalla povertà. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Sono assieme scrittore della mia storia, giornalista delle storie altrui, mediatore de­gli studenti di urbanistica fra la gente dei nostri palazzi; sono l’interprete di trent’anni di vita di &lt;span class="spip_surligne"&gt;Librino&lt;/span&gt;, a partire dalla mia me­moria. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Mio nonno, &lt;span class="spip_surligne"&gt;Luciano&lt;/span&gt; Puglisi, mi chia­mava Cialli. E’ morto quando ero un bam­bino felice di sei anni. Poi, la mia vita non è stata più la stessa. Dopo la sua morte tutta la mia vita è stata travolta dalla ingiustizia. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Tutto nella mia memoria: dalla baracca dove vivevo all’aeroporto. Dal momento in cui mio padre se n’è andato. Quando mio nonno mi ha portato a vivere con se. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Il giorno in cui mia madre è rimasta sola. Prima senza marito, poi senza padre, poi esclusa da tutta la famiglia. E noi, tre fratelli, esclusi con lei. Fino a quando non sono stato portato via da loro per essere tra­scinato in un istituto per minori. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Di stanza in stanza, di istituto in istituto, di tutela in tutela. Qualche periodo a casa. Sono rimasto separato, di volta in volta, da mia sorella, da mio fratello, da mia madre. Allontanato da mia madre. Con mio padre lontano. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Quando ho scelto di scrivere la mia vita, l’ho fatto pensando a queste cose. Quando sentite il racconto del campo di calcio, pen­sate che è la storia di molti altri ragazzi vio­lati dalla fame e dalle ingiustizie di Cata­nia. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; In questi ultimi anni, questa storia l’ho già raccontata. Alcuni sono rimasti senza parole. Altri ne hanno riso. Altri ne hanno riso. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Allora la scelta è stata di lottare contro la mafia. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; La forza sta nel raccontare. La mia vita a &lt;span class="spip_surligne"&gt;Librino&lt;/span&gt;, mio nonno, la dolce anarchia di mia mamma. Mentre sto in scena, penso alla mia casa, a mio fratello che torna dopo finisce il suo lavoro di posteggiatore abusi­vo. Lui non ha accettato il condizionamento dei parenti: e ogni giorno subisce l’esclusio­ne. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Ogni mia parola è dedicata a mia ma­dre, e a mio fratello che nessuno vede e che io non riesco ad aiutare. Perché non ho al­cun potere, se non quello delle mie parole contro. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; La verità che prima o poi sarò capace di raccontare, guardandovi negli occhi é quel­la di essere stato violentato da altri uomini. Da allora ho deciso che la mia vita non avrebbe avuto altro movimento che non quello di denunciare. Mi sono aggrappato alla giustizia per me e per tutti. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Faccio questo teatro pensando alla gen­te di &lt;span class="spip_surligne"&gt;Librino&lt;/span&gt;, a cui riesco a dare voce, con il continuo ritorno della memoria e dell’im­pegno fisico di tutto me stesso. Penso ai minori che sono abbandonati. Ci sono un sacco di giovani, che maggiorenni, o prima, o poco dopo, si danno, ai giochi di un mer­cato di uomini. Ci sono minori, che malgra­do la loro età, devono scegliere, di subordi­narsi al sistema di questa città. Non si può chiamare prostituzione. Non si può chiama­re mercato. Non si può chiamare turismo sessuale. Nessuno vuol vedere, nessuno vuol analizzare. Perché è già violenta la vita. E perché un uomo deve restare in si­lenzio. Per sopravvivere. Per vivere. Per fare una famiglia, dei bambini. Per avere una casa. Per restare dentro questa città ché è Catania. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Questo dolore ho dentro quando vi rac­conto questa mia vita. Questo campo di cal­cetto che portiamo in scena rende in modo semplice quello per cui lotto. I ragazzini. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Dai miei venti anni, da quando ho la­sciato il mio quartiere, sto cercando di tro­vare le forze, non soltanto per me. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Penso che c’è stato un tempo per esser­mi perduto, un altro in cui la vita mi ha ri­preso; con la mia dignità di uomo. Ci sarà un tempo in cui mi vivrò la mia vita dentro il quartiere. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Dai miei venti anni sono lontano da mia madre. Ora lotto, lavoro, scrivo, e vivo per testimoniare. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; La mia memoria svelata, oggi la cono­scete: è quella di essere stato un uomo vio­lato nell’amor proprio. Ci sarei potuto rima­nere dentro quel tempo di stupri e di mafia nascosta. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Nipote di un pescatore, che si chiamava col mio stesso nome. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Mia madre si chiama Agata, è una anar­chica, sta sola nella sua povera casa. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Mi chiamo &lt;span class="spip_surligne"&gt;Luciano&lt;/span&gt; &lt;span class="spip_surligne"&gt;Bruno&lt;/span&gt; e sto lottan­do per riunire, questi pezzi della mia vita. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Sono parte della storia di questa città, perché conosco le violenze che si celano dentro di essa. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Ci sarà un tempo in cui avrò vicina mia madre. Ci sarà un tempo per la mia vita. Ci sarà un tempo per aiutare la vita di altri ra­gazzi, che hanno sofferto, con una sofferen­za e una vita, simile alla mia. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; Ci sarà un tempo, in cui la mia cittadi­nanza a &lt;span class="spip_surligne"&gt;Librino&lt;/span&gt; sarà di fatto realizzata e questo tempo io lo sto aspettando, in questo presente, mentre racconto la mia storia di “&lt;span class="spip_surligne"&gt;Librino&lt;/span&gt;”. &lt;br/&gt;&lt;img src="http://www.laperiferica.it/local/cache-vignettes/L8xH11/puce-32883.gif" class="puce" alt="-" width="8" height="11"/&gt; In nome di mia madre. In nome della vita che ho passato. E nel nome di tutti co­loro privi di storia, e invisibili.&lt;/p&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/724226828</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/724226828</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2010 06:30:18 +0200</pubDate></item><item><title>http://www.step1.it/index.php?id=6028-librino-mon-amour</title><description>&lt;p&gt;In questi giorni di polemiche, tra &amp;#8216;bamboccioni&amp;#8217;, studenti fuoricorso e illetterati, abbiamo deciso di dedicare uno spazio ai racconti di vita di questi giovani, così poco conosciuti dagli adulti da diventare per loro indecifrabili. Basterebbe poco per capirli. Sedersi e per un po&amp;#8217; stare ad ascoltarli. Questa è la storia di Luciano, cantastorie di un quartiere che non c&amp;#8217;è&lt;/p&gt;
&lt;hr size="1"&gt;&lt;p&gt;Grattacielo, Tigna, Lucio Dalla sono amici miei, da ragazzini volevano sempre e solo giocare a pallone. Poi ho conosciuto Islam, un cuoco. Una volta ha riciclato il pesce di tre settimane a dei turisti tedeschi, gliel&amp;#8217;ha cucinato all&amp;#8217;acqua pazza e si sono leccati i baffi. Ricordo con un sorriso Turi Volkswagen, e la dura realtà che lo ha messo alla guida di una Ford. Poi c&amp;#8217;è il misterioso Minnirossi di cui tanto poco si parla ma che ne avrebbe di cose da raccontare&amp;#8230; Eppure non l&amp;#8217;ho mai visto in faccia, non so che viso avesse e nemmeno come si chiamasse. Però è amico mio, mi accompagna da 3 anni ogni giorno in qualunque cosa io faccia, a lavoro o nel tempo libero ogni tanto torna nei miei ricordi. A parlarmi di loro è stato Luciano Bruno, già una delle prime volte che l&amp;#8217;ho visto, al Pala Spedini mentre raccontava la “sua” storia a tremila persone, e poi tante altre nella serena convivialità di una “spaghettata” fra amici, o in uno dei nostri giri per Librino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una innata capacità di raccontare storie, di creare personaggi da piccoli frammenti di vita, che è esplosa su un palco in uno spettacolo eccezionale che non poteva che chiamarsi “Librino” (il video che vedete sopra, pubblicato su &lt;a target="_blank" href="http://www.ucuntu.org/"&gt;&amp;#8216;U Cuntu &lt;/a&gt;è di Sonia Giardina). Si tratta di un monologo, ma Luciano solo sul palco ci resta per poco. Quanta fatica e sudore abbia speso su quel palco insieme ai registi – Orazio Condorelli e Giuseppe Scatà – per portare a una forma matura quella storia di ragazzini alla periferia di Catania lo vedi a ogni replica, all&amp;#8217;inizio la sua voce trema per l&amp;#8217;emozione, ma dura poco fino a quando non sa di aver conquistato lo spazio attorno a sé. Tutto è vuoto, ma lo spazio si popola di personaggi; con pochi aneddoti costruisce vite intere, e le mette in un panorama di case (su case, su case), con una collina, dove dopo un po&amp;#8217; Luciano ti porta e ti fa vedere com&amp;#8217;era la sua città.&lt;br/&gt; Vedi Luciano Bruno a teatro e pensi che ci sia qualcosa che non va: l&amp;#8217;eleganza dei gesti, la dizione perfetta e quell&amp;#8217;atteggiamento di malcelata “superiorità” tipica dell&amp;#8217;attore che siamo abituati ad applaudire, ad esempio allo Stabile di Catania, non ci sono. Eppure sai di aver visto uno spettacolo teatrale eccezionale, con un attore straordinario. Luciano ha qualcosa che manca di solito nel teatro, ma che è l&amp;#8217;unica cosa che conta davvero: sa usare il suo corpo per comunicare. Perché non recita, lui è a Librino, devi solo dargli il tempo di ricostruirlo per te, che lo guardi un po&amp;#8217; scettico all&amp;#8217;inizio, ma quando finisce sei totalmente conquistato dai suoi racconti. L&amp;#8217;unica cosa che importa, e lo sai, è che da quel momento Grattacelo, Tigna, Lucio Dalla e gli altri sono amici di tutti, pezzi fondamentali della tua memoria di catanese, e ti sembra di vederli, con l&amp;#8217;occhio un po&amp;#8217; nostalgico quando passeggi per piazza Dante e dei ragazzini giocano a calcio sulle scalinate di San Nicola. E poi penso alle altre sue storie, quelle che sul palco non ci sono finite, e sono decine, centinaia, chissà che non finiscano a teatro anche loro. Quello che conta delle sue storie è che sono ogni giorno con me: quando vado al ristorante penso ad Islam, sorrido e ordino solo pesce arrosto. Quando vedo una Focus sono certo che il proprietario in fondo “rode”, perché la Golf costava troppo. Quando cammino vicino casa mi rattristo, perché io e tanti altri che hanno visto e vedranno “Librino” sappiamo che i nostri amici appartengono a un&amp;#8217;altra epoca, una età dell&amp;#8217;innocenza che Librino ha perduto presto. Come Luciano e i suoi amici.&lt;/p&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/724212470</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/724212470</guid><pubDate>Tue, 22 Jun 2010 06:24:52 +0200</pubDate></item><item><title>Questa Foto è storica quel giorno sono risalito a meta collina...</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_l42dvgnZ7O1qcr4wko1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_l42dvgnZ7O1qcr4wko2_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_l42dvgnZ7O1qcr4wko3_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_l42dvgnZ7O1qcr4wko4_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;p&gt;Questa Foto è storica quel giorno sono risalito a meta collina dopo 14 anni.&lt;/p&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/701371474</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/701371474</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2010 18:30:52 +0200</pubDate></item><item><title>Photo</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_l42dpcryeX1qcr4wko1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_l42dpcryeX1qcr4wko2_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_l42dpcryeX1qcr4wko3_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_l42dpcryeX1qcr4wko4_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/701361361</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/701361361</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2010 18:27:12 +0200</pubDate></item><item><title>Photo</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_l42dlf2t9P1qcr4wko1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_l42dlf2t9P1qcr4wko2_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_l42dlf2t9P1qcr4wko3_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/701355871</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/701355871</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2010 18:24:51 +0200</pubDate></item><item><title>Photo</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_l42dhckLwi1qcr4wko1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/701349599</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/701349599</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2010 18:22:24 +0200</pubDate></item><item><title>Foto del mio quartiere</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_l42dff9yUw1qcr4wko1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Foto del mio quartiere&lt;/p&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/701346885</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/701346885</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2010 18:21:15 +0200</pubDate></item><item><title>Cori dello stadio massimino</title><description>&lt;iframe width="400" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/Grp15TQ1Bak?wmode=transparent&amp;autohide=1&amp;egm=0&amp;hd=1&amp;iv_load_policy=3&amp;modestbranding=1&amp;rel=0&amp;showinfo=0&amp;showsearch=0" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Cori dello stadio massimino&lt;/p&gt;</description><link>http://librinese.tumblr.com/post/700622788</link><guid>http://librinese.tumblr.com/post/700622788</guid><pubDate>Tue, 15 Jun 2010 12:49:35 +0200</pubDate></item></channel></rss>
